dialogo

Storie, memoria e il nostro cervello 

con Marta Pizzolante (ricercatrice, UniCatt Milano)

Quanto possiamo fidarci di ciò che vediamo? Quanto è solido un ricordo che sembra vivido? E il corpo che sentiamo così “nostro”: da dove nasce questa consapevolezza? Il cervello dà forma al mondo raccontandolo. Collega frammenti, riempie vuoti, crea narrazioni di senso. Lo spazio che percepiamo, il corpo che abitiamo, i ricordi che custodiamo emergono da questo lavoro silenzioso di costruzione. Le storie ci coinvolgono così facilmente perché parlano la lingua naturale della mente: cercano senso, relazioni, significato. Ma cosa accade quando questa narrazione si incrina? Quando un ricordo prende vita senza essere mai esistito? Quando una mano smette di sembrare nostra? Quando la continuità dell’esperienza vacilla? Le neuroscienze e la psicologia cognitiva offrono una prospettiva interessante: ciò che chiamiamo realtà prende forma dentro i meccanismi narrativi del cervello. Comprendere come il cervello costruisce — e talvolta smarrisce — le sue storie amplia lo sguardo, affina la consapevolezza e rende più lucida la relazione con ciò che percepiamo, ricordiamo e sentiamo come “noi”.

Marta Pizzolante 



Ha studiato psicologia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca specializzandosi in neuroscienze cognitive presso l’Università di Trento. Ha conseguito il Dottorato in psicologia ed è attualmente ricercatrice post-doc presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove studia il ruolo dell’estetica nell’interazione con arte visiva, design e architettura, con particolare attenzione alle dinamiche affettive, cognitive e spaziali, integrando anche le nuove tecnologie come la realtà virtuale.
   La sua attività di ricerca esplora inoltre il legame tra arte, benessere e salute. Collabora con gruppi di ricerca nazionali e internazionali ed è impegnata in progetti interdisciplinari a cavallo tra arte e scienza.